Ferrero: vorrei aiutarti così

Fin da quando ho ricordi, ho sempre mangiato Nutella o i Ferrero Rocher o altre prodotti che mia mamma definiva ‘porcherie’ (e io rispondevo: sono sanissime!)

La cosa che non ho mai fatto è andare a vedere il sito ufficiale della Ferrero.

E con profonda tristezza, trovo una situazione penosa, un’esperienza assente.

E allora, scrivo questo post per te, mia cara Ferrero. Prego.

ferrerologo

La mia ricerca inizia con il digitare ‘ferrero’ in google.it e il primo risultato è proprio il sito ufficiale dell’azienda dolciaria.

Vai Ferrero, mostrami qualcosa di magico.

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Di quando parlerò all’Ecommerce Strategies 2013

EcommerceStrategies

Non torno in Italia spesso.

Però il 3 maggio prenderò un volo Easyjet destinazione Milano.

La gang di Giorgiotave.it mi ha invitato a parlare alla conferenza E-commerce strategies“, che si svolgerà il 4 maggio presso l’Hotel Milton, in via Butti 9.

Per me è la prima volta. E questa è la cosa più eccitante: sentire quella pressione positiva che ti permette di uscire dalla tua ‘comfort zone’ e provare qualcosa di nuovo. Una nuova emozione, una nuova sensazione…ma pur sempre qualcosa di nuovo.

E senza qualcosa di nuovo, la vita rimane piatta e non fa per me.

Parlerò subito dopo la pausa pranzo, alle 14.30. Trenta minuti in cui cercherò di far riflettere su come si può conquistare lo user con dei semplici accorgimenti. Non sarà un talk tecnico. Voglio semplicemente lanciare un messaggio: non bisogna arrendersi. Sia che tu abbia un piccolo e-commerce che un enorme negozio online di successo, si deve conquistare lo user. Perché un buon cliente è per sempre, e resiste ai vari update di Google o al nuovo social media di turno.

Insomma, io sarò a Milano dal 3 al 5 maggio, e spero di incontrare un bel po’ di persone, per discutere e costruire qualcosa insieme. Il mio talk durerà solo 30 minuti, ma quello che spero è iniziare una conversazione con moltissime persone, per aiutarsi, aiutarci, e FARE qualcosa.

Spero di vedervi lì. Si potrà seguire anche la conferenza via twitter con l’hashtag #estrategies.

Fate sentire la vostra voce, anche durante il mio talk. Io non mi offendo se mi insultate, davvero. Basta che sia qualcosa che faccia crescere me, voi e sia qualcosa di costruttivo.

Come non scrivermi una mail #1

Mi arrivano spesso delle mail di gente che mi chiede qualcosa su Berlino, qualcosa sul diventare un SEO e cose simili.

Se leggo una mail pensata, che presenta dei toni gentili e costruttivi, rispondo senza problemi.

Ma ricevo email anche di questo genere, e ho deciso di pubblicarle. Perché NON È POSSIBILE.

Oggetto: Berlino?

Messaggio:

Italiano o Inglese (sul tedesco sto lavorando …)?
Scusa se te lo chiedo, ma quali consigli dai a un italiano che arriva a Berlino per lavoro ( = ho trovato lavoro a Berlino)? Il prossimo mese comincio e non so se venire in auto, in treno, in aereo, prendere subito una casa in affitto o aaspettare un po’ in albergo, le solite cose di uno spaesato che arriva in una nuova citta’, per l’appunto a Berlino.

Quando ricevo queste mail mi chiedo:

prima di protestare contro tutti e tutto, forse i ragazzi italiani dovrebbero iniziare a lavorare su come presentarsi, chiedere informazioni, chiedere un lavoro?

Io non sono nessuno, però nel momento in cui mi scrivi, per te rappresento un consiglio, un aiuto. Sono anche pronto a dartelo, figuriamoci (come sempre ho fatto tra l’altro), ma sono stanco di leggere mail senza senso, prive di cordialità e di difficile interpretazione.

C’è effettivamente una situazione tragica in Italia, ma tanto dipende anche da te, da me, da noi.

Ne pubblicherò altre.

depardieu

Ricevere un sorriso

Il 2012 è stato un anno intenso. Ho capito moltissime cose, ma oggi mi voglio soffermare su una cosa che mi ha cambiato la prospettiva su molte piccole cose che capitano ogni giorno.

Grazie a Zalando, ho avuto modo di conoscere Chiara e Justine (che tra l’altro è un’artista), ovvero Le Funky Mamas . E loro mi hanno fatto conoscere una realtà chiamata Casa FA.T.A.

Casa FA.T.A. è una centro di accoglienza per bambini maltrattati, abbandonati o con difficoltà familiari. Si sente spesso di queste onlus, si legge spesso di quello che fanno, ma personalmente non avevo mai avuto l’onore di vedere con i miei occhi come funzionava il tutto.

photo by Renato D'Agostin

photo by Renato D’Agostin

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Bullismo: un problema che mi fa riflettere

In data 7 Gennaio 2013, ho letto questo articolo sul Corriere:

I tweet per Carolina uccisa dai bulli

Tralasciando la moda dei giornali italiani di esaltare Twitter (solo perché lo hanno appena scoperto), la storia mi fa riflettere. Non voglio fare considerazioni banali a riguardo, purtroppo il rischio c’è sempre, però il tema del bullismo è qualcosa che ho sempre pensato fosse esagerato, invece più che mai mi rendo conto essere reale.

Carolina, una ragazza di 14 anni, che si è lanciata dal balcone perché veniva presa in giro, a causa di sue foto osé.

Proprio ieri leggevo un post scritto dall’artista Amanda Palmer su questo tema. Amanda ne parla ovviamente sconvolta, raccontando la storia di un’altra vittima, Amanda Todd.

On internet hatred: please inquiry within

Amanda Palmer fa delle considerazioni più generali, e oltre a parlare della storia terribile di Amanda Todd, parla anche di quanto e come lei veniva presa in giro e di come, essendo musicista, deve stare molto attenta a episodi di odio che la circondano.

Nel suo post, Amanda ci mostra anche un video messo in YouTube da Amanda Todd, poco prima di suicidarsi impiccandosi. Un video straziante.

Un commento mi ha molto colpito. Un ragazzo dice: per fortuna le scuole superiori sono finite.

Ecco, è proprio qui il problema: la scuola dovrebbe dare ai ragazzi le armi per difendersi da questi attacchi. La scuola dovrebbe inculcarti non solo tutte le date nelle quali sono scoppiate le varie guerre (inutile!), ma dovrebbe guidarti nel capire che purtroppo l’odio esiste, ma si può schivare. La scuola dovrebbe far sentire i ragazzi sicuri di se stessi, farli crescere pronti ad affrontare il mondo, guidarli su come raggiungere obiettivi, essere dei leader. Solo così si possono evitare fenomeni di bullismo, perché non c’è spazio per il bullismo quando le persone sono mature e spinte dall’amore presso i propri obiettivi. Un obiettivo dovrebbe anche essere quello di sapere come usare la rete, e purtroppo a scuola il mondo di internet è ancora lontano anni luce. Insegnate ai ragazzi come usare la rete per raggiungere degli obiettivi validi, non per stare nei social tutto il giorno, o giocare a stupidi giochi online. Insegnate il valore della vita, non semplicemente delle formule matematiche che non servono a niente. 

Amanda Palmer dice: Dove c’è l’odio, c’è l’amore. Certo, giusto. Ma diamo ai ragazzi la voglia di essere delle persone migliori, di cambiare il mondo, di fare qualcosa di grandioso, di iniziare una rivoluzione, di umanizzare ogni cosa, di aiutare gli altri a superare momenti terribili. Questi casi di bullismo dimostrano come tutti (il Corriere compreso) siano pronti a dire come Twitter e i vari social network siano fenomenali per connettere le persone, ma nessuno si ferma a riflettere sul tipo di connessioni che si creano. E la scuola dovrebbe insegnare ai ragazzi a come connettersi genuinamente con il mondo.

La scuola dovrebbe insegnare il valore della vita. Davvero.

Moonrise Kingdom

Presentate la vostra passione

forgotten hopes

via http://www.forgotten-hopes.com/

Mi sono sempre chiesto: perché non c’è mai magia nelle presentazioni che le persone fanno?

Persone che si definiscono guru o esperti del marketing (cosa vuol dire poi, è un altro discorso) presentano spesso delle cose anche interessanti, ma le presentano in un modo che non suscita un minimo interesse in chi sta ascoltando.

Se la presentazione poi dura 45 minuti…apriti cielo!!!

Ma, vi prego: NON USATE UN PDF COME PRESENTAZIONE.

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La SEO è morta

SEO morta

via http://decapitateanimals.taokitamoto.dk/69/tumblr_lh4klhyyol1qza249o1_500.jpg

Ciao,

sono Alessio, sono un SEO da quasi 2 anni.

Vivo di questo. Ma ora ho capito che sono in pericolo. Una certa Paola mi ha scritto per uno scambio di link totalmente gratis. Niente di particolare fino a qui.

Ma poi ho visto il sito.

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Tu non sai chi sono io

leinonsachisonoio

found on butdoesitfloat.com

“Tu non sai chi sono io, non sai cosa faccio io”.

Mi capita spesso di sentire questa frase pronunciata generalmente da qualche persona a me sconosciuta. L’ultima volta oggi, come commento ad una foto di Instagram.

No, non so chi sei tu, e non so cosa fai. E ALLORA? 

La persona che usa questa frase come atto intimidatorio dovrebbe capire che:

  1. se qualcuno ti considera importante, è qualcuno che vive nel TUO ecosistema, che ti assicuro è una minuscola parte del mondo intero.
  2. stiamo avendo una discussione, con opinioni discordanti. “Chi sei tu” non c’entra niente, perché che tu sia un operaio della FIAT, un medico di base, un CEO o un musicista non ha niente a che vedere con la discussione che stiamo avendo. Io sto parlando a te in quanto PERSONA che si è espressa su un certo argomento, quindi non mi interessa cosa fai di lavoro.
  3. questa frase è debole. la stai usando per esprimere cosa? Perché onestamente invece di sprecare caratteri e secondi a scrivere una cosa così, ti conviene argomentare oppure mandarmi a fanculo. Almeno hai fatto qualcosa, ti sei mosso.
  4. Diffido dalle persone come te che usano questa frase come atto di prepotenza. OK, ho visto chi sei e cosa fai! E adesso? Dovrei chiederti scusa? Dovrei nascondermi perché sei una persona influente? NO. Abbiamo due opinioni diverse, punto.
  5. Ancora più triste quando usi: “guarda in Google per vedere chi sono”. AHAHAHHA. davvero? a parte che posso guardare in google anche senza che me lo consigli, ma….allora? hai un tuo sito, con un po’ di informazioni, e dici di essere il Presidente di una Mega Azienda….ritorna al punto 4.

Ecco, un desiderio: non usate più quella frase o simili, perché vi rendono automaticamente degli essere inferiori.    

Nasce Zalando Creative Lab

Oggi è nato Zalando Creative Lab, l’angolo creativo di Zalando Italia.

Zalando Creative Lab

Zalando Creative Lab è un progetto ambizioso, in quanto vuole creare qualcosa in più per lo user: un ambiente dove ogni persona può divertirsi, trovare informazioni utili, capire meglio la struttura dello store di Zalando.

Il Creative Lab è un progetto nuovo, e c’é ancora tantissimo da lavorare. E’ un progetto aperto, nel senso che Zalando è pronta ad accogliere e valutare tutti quei lavori di grafici, graphic designers e creativi che vorranno partecipare. Inoltre Zalando vuole sentire la nostra opinione attraverso i social network, come Facebook o Twitter.

Per ora vi aspettano una infografica sulle scarpe e un simpaticissimo video con fatti curiosi sulle scarpe da ogni parte del mondo.

E la prossima cosa sarà?

Non ci rimane altro che controllare la pagina ufficiale del Creative Lab nel sito di Zalando oppure contribuire con qualcosa di nostro :)

Deposito bagagli a Pistoia

Devo andare a Pistoia. E arriverò con una valigia che non voglio portarmi in giro per tutta la città.

Allora mi sono detto: ci saranno dei servizi di deposito bagagli a Pistoia, no?

Vivendo fuori dall’Italia, non ho moltissime occasioni per fare questo genere di ricerche locali. Apro Google.it e digito:

deposito bagagli pistoia

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